Wall Street: è arrivato il momento di vendere i titoli “fang”?

Dopo Apple anche Facebook rallenta

Che succede ai “fang” (acronimo per Facebook, Amazong, Netflix e Google, ndr) di Wall Street? Dopo le incertezze palesate da Apple, le cui vendite del modello iPhone X sembrano andare meno bene delle attese come vi abbiamo riferito, anche Facebook manda i primi segnali di stanchezza, con un calo degli utenti in Nord America di 700 mila al giorno nel quarto trimestre.

In Nord America gli utenti sono in calo

Certo, la crescita complessiva degli utenti continua per il social network creato da Mark Zuckemberg (2,13 miliardi quelli mensili, +16% rispetto a un anno prima, 1,4 miliardi quelli su base giornaliera), ma anche il tempo complessivamente trascorso sul social è calato nel trimestre di 50 milioni di ore giornaliere (circa 2 minuti al giorno per utente, -5%). E, quel che più conta, proprio gli utenti nord americani hanno una Arpu (Average revenue per user ossia ricavo medio per utente, ndr) superiore a quella delle altre regioni.

La redditività dei nuovi utenti è bassa

In Nord America, infatti, l’Arpu di Facebook è pari a 34,7 dollari, in Europa cala a 11,74 dollari, nell’Asia-Pacifico raggiunge solo i 4,12 dollari e nel resto del mondo non va oltre i 2,9 dollari. A peggiorare il quadro, dei 33 milioni di nuovi utenti registratisi lo scorso trimestre appena 3 milioni sono venuti dal Nord America, mentre il 70% era collegato all’Asia-Pacifico, come dire che i nuovi utenti sono molto meno redditizi di quelli “storici” americani e canadesi.

Ricavi comunque in crescita a doppia cifra

Per questo Wall Street non sembra averla presa bene e nell’after hours di ieri, dopo l’annuncio dei dati trimestrali, il titolo è arrivato a cedere sino al 4%. Oggi sarà quindi importante vedere se il titolo confermerà (o peggiorerà) il calo di ieri sera, o se a mente fredda gli investitori mostreranno di apprezzare ancora il titolo di una società i cui ricavi sono comunque aumentati del 47% su base annua (e che anche nel 2018, pur rallentando, dovrebbero crescere del 33% secondo le attese di consenso), un numero che pochissime altre aziende dell’indice S&P500 riescono a registrare. Così la domanda resta aperta: è arrivato il momento di vendere i “fang” di Wall Street, o non sarà il caso di approfittare della debolezza per aprire qualche nuova scommessa?


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