Per cena? Mi stampo uno spaghetto al sugo

Un recente studio presentato dall’International Data Corporation, uno dei leader globali nei servizi di consulenza per l’information technology, per le compagnie attive nelle telecomunicazioni e per il mercato consumer technology, prevede che la stampa 3D si espanderà a livello globale con un tasso di crescita annuo composto del 27%. Ciò significa che l’industria , che nel 2015 valeva quasi 11 miliardi di dollari, raggiungerà i 26,7 miliardi entro il 2019. È senza dubbio una percentuale di crescita ambiziosa, specie considerando l’attuale scenario economico, ma gli esperti concordano che si tratta di una stima prudenziale. A trainare la crescita saranno i mercati d’Europa occidentale, Asia e Stati Uniti. La porzione complessiva di spesa globale in stampa 3D per queste macro aree è prevista  in aumento del 59,2%, registrato nel 2014, a circa il 70% entro il 2019. Questo sarà il risultato di una maggiore adozione di applicazioni di stampa 3D nel settore industriale. La cina, in particolare, è destinata a diventare leader di mercato per l’hardware, tanto per cambiare…

 Secondo le stime dell’interntational Data Corporation, il mercato dell’europa occidentale, che ha chiuso il 2015 a quota 2,5 miliardi, nel 2019 varrà 7,2 miliardi di dollari, con un tasso medio annuo di crescita superiore a quello mondiale: 29,6%. Lo farà grazie alla notevole crescita nel settore healthcare e negli altri mercati verticali. Ma non solo. Stampare in 3D costa sempre meno e allo stesso tempo stanno aumentando le tipologie e la qualità dei mercati utilizzabili. Se nel 2002 la stampante più conveniente sul mercato si aggirava  intorno ai 30 mila euro, attualmente quelle di alta qualità costano circa 1500 euro, mentre le più semplici partono da appena 300. Per i materiali si parte dai 25 dollari per la plastica e si arriva potenzialmente a infinito se si desidera utilizzare platino, oro o diamanti per produrre manufatti. Attualmente a livello globale sono presenti oltre 500 mila stampanti 3D: se quelle a basse e medie prestazioni si ritagliano circa il 40% del mercato, a farla da padrone sono quelle industriali, a dimostrare che non si tratta di un giochino per pochi abbienti. Com'è facile intuire le stampanti non sono tutte uguali. Alcune sono già in grado di produrre oggetti di dimensioni, materiali, proprietà meccaniche molto diversi tra loro. Si parte, in pratica, dalla molletta per lo stendibiancheria, per passare a una piccola imbarcazione a arrivare finanche alla stampa di interi appartamenti. Eh si, perché se i personal computer hanno introdotto la dematerializzazione ( delle lettere, diventare e-mail, delle foto stampate, trasformatesi in Jpg…) le stampanti 3D permettono il percorso contrario: materializzare i file contenuti in un pc con conseguenze, sociali e politiche epocali che potrebbero condurre il mondo, come sostengono alcuni esperti dell’Economist, alla terza rivoluzione industriale. Una rivoluzione che peraltro azzererebbe i costi di import-export: ognuno, infatti, sarebbe in grado di auto produrre qualsiasi manufatto, dal più grande al più piccolo, avendo a disposizione un pc, una stampante 3D, i materiali di costruzione e, ovviamente, gli immancabili file per dare avvio alla creazione in serie. Se infatti fino a qualche anno fa la stampa 3D veniva utilizzata soprattutto nella fase di test e creazione dei prototipi, o da pochi smanettoni patiti di ogni genere di nuova tecnologia, oggi gli sviluppi futuri di questo settore sono praticamente impossibili da tracciare. Ha per esempio fatto discutere la “vicenda Liberator”, una vera e propria pistola funzionante fai-da-te i cui file sono finiti lo scorso anno sui circuiti più conosciuti dove gli utenti di tutto il mondo mettono in condivisione i propri documenti. Ebbene sono bastate poche ore e i file per costruirsi un arma in casa sono stati scaricati da migliaia di utenti. C'è per esempio chi per fortuna ha scelto di ricorrere a questa tecnologia per esprimere al meglio la propria arte: e il caso della stilista olandese Iris van Harpen , che ha vestito le modelle con una collezione di abiti da passerella interamente stampate in tre dimensioni, mentre, cambiando argomento, alcuni mesi fa, è stata impiantata nel cranio di un paziente una placca stampata in 3D, creata appositamente per la persona che l’avrebbe ricevuta e che non ha avuto problemi di rigetto o infezioni. Ma a lasciare esterrefatti, probabilmente perché siamo italiani, è l’invenzione di una società spagnola che ha creato Foodini. Si tratta di una stampante in 3D capace di creare piatti complessi partendo da alimenti naturali. Per preparare un piatto di ravioli, ad esempio, basta dotarsi di farina, acqua, olio, carne o formaggi, secondo i gusti, per il ripieno. La macchina stampa in successione lo strato di pasta inferiore, il ripieno e quello superiore, impiegandoci al massimo una decina di minuti, mentre per gli spaghetti al sugo il processo è ancora più semplice. Il futuro è arrivato…ma i ravioli o lo spaghettino in 3D, senz’altro belli e perfetti esteticamente, saranno buoni come quelli fatti in casa? La risposta la lasciamo ai posteri, certo è che la comodità di premere un pulsante e ottenere un menù di cinque portate, in pochi minuti e senza sporcare, è senza prezzo.


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