FLASH: Area Euro. Parla Draghi

La BCE ha iniziato a modificare la propria comunicazione in senso lievemente più restrittivo, ma il messaggio complessivo non cambia.
La BCE ha deciso nella riunione di marzo di iniziare a modificare la propria comunicazione in una direzione un poco più restrittiva, in modo da adeguarla al migliorato contesto macroeconomico e ad una sempre più forte convinzione che l’inflazione nel medio termine convergerà verso l’obiettivo. La modifica di linguaggio riguarda la decisione di eliminare l’easing bias sul programma QE, ovvero il paragrafo del comunicato stampa in cui si faceva riferimento al fatto che la BCE rimaneva pronta ad innalzare l’ammontare o la durata del programma QE se dovesse essere stato necessario.

Questo paragrafo ora è stato rimosso ma ciononostante, il tono di Draghi durante la conferenza stampa è rimasto estremamente morbido e anche le ragioni addotte per spiegare la rimozione dell’easing bias sono state tutte volte a smorzare le implicazioni per le prospettive future della politica monetaria. Draghi ha infatti più volte ribadito che si è trattato di una decisione quasi scontata, di ratifica, che prende atto delle dinamiche passate e del migliorato contesto macroeconomico. Si è rimosso un aspetto diventato quasi ridondante ed anacronistico della comunicazione, ma senza che questo significhi la volontà di presentare una stance più restrittiva.
Del resto, i due importanti capisaldi della politica monetaria rimangono invariati, come rimarcato dallo stesso Draghi. Resta (“scritto nella pietra” per citare Draghi) il riferimento al fatto che i tassi resteranno al livello attuale per un esteso periodo di tempo e ben oltre la fine degli acquisti del programma QE. Rimane inoltre invariato anche il riferimento al fatto che il programma di acquisto proseguirà al ritmo di 30 miliardi al mese fino a settembre 2018 o anche oltre, se necessario, ed in ogni caso fino a quando non si vedrà uno stabile rientro a target dell’inflazione. La “morbidezza” dei toni è giustificata dal fatto che i progressi sull’inflazione rimangono insufficienti, in particolare rimane valido il giudizio che le pressioni al rialzo sottostanti l’inflazione restano dimesse.

Anche la revisione alle previsioni di inflazione e crescita è in linea con i toni morbidi della conferenza stampa. Come si può osservare nella tabella sottostante, le modifiche sono state minime, e vanno nella direzione di un rialzo della crescita nel breve periodo (con la previsione per quest’anno innalzata di un decimale al 2.4%), ma di un ribasso per l’inflazione nel medio termine (l’inflazione per il 2019 è stata ridotta di un decimale, all’1.4, così come la previsione per l’ultimo trimestre del 2020, che non è più all’1.8% ma all’1.7%).

I rischi per la crescita restano bilanciati, come in precedenza, ma vi è un’enfasi maggiore verso i rischi al ribasso che possono derivare dalle condizioni finanziarie più restrittive, che sono ora citate esplicitamente nel comunicato stampa, accanto all’andamento del tasso di cambio. Tra i rischi al ribasso per lo scenario di crescita è stato per la prima volta inserito il protezionismo.

Draghi ritiene che l’impatto immediato degli aumenti tariffari decisi su acciaio e alluminio non sarà rilevante, ma ciò non toglie che la decisione sia pericolosa, soprattutto per il fatto che viene decisa unilateralmente senza cercarne soluzione in una sede multilaterale. Per valutarne le implicazioni di medio termine, Draghi ha detto che sarà molto importante vedere cosa verrà deciso dagli altri partner, ovvero se ci saranno delle misure di ritorsione, nonché come si muoveranno i tassi di cambio ed i riflessi che tutto questo potrebbe esercitare sulla fiducia a livello globale.

Per concludere, nonostante la decisione di eliminare l’easing bias arrivi con un mese in anticipo rispetto alle nostre attese, non modifichiamo le nostre previsioni per la tempistica delle prossime mosse di politica monetaria della BCE: tra giugno e luglio si chiarirà cosa avverrà del programma di QE dopo settembre (continuiamo ad aspettarci che venga deciso un tapering di solo tre mesi, fino a dicembre). In settembre-ottobre sarà poi ribadita la forward guidance sui tassi, mentre nella riunione di dicembre 2018, a tapering finito, si preparerà un primo rialzo dei tassi per marzo o giugno 2019, a seconda di come saranno le condizioni macroeconomiche.


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