Fidarsi del "capitale garantito"?

IL rischio me lo prendo io....

È meglio un 5% sicuro oppure lanciare una moneta? Se viene testa 10% se viene croce 0%...La risposta è subito evidente. È razionale scegliere il 5% sicuro. Il risultato medio atteso dal lancio della moneta è 5%, ma per averlo dobbiamo sopportare un rischio. E la maggior parte degli investitori farà la scelta della certezza. Siamo, correttamente, avversi al rischio. Primo risultato: essere avversi al rischio è perfettamente normale e razionale. Un giocatore (uno propenso al rischio) sceglierebbe di lanciare la moneta anche se l’opzione fosse 8% contro 0%. Questo è sbagliato, perché il rendimento atteso è inferiore al 5%.

Ma il giocatore ti risponde che 8% è più alto di 5%. A lui piace giocare, evidentemente, anche con i numeri. Immaginiamo di proporre ad un investitore un’obbligazione strutturata. Dopo 12 mesi, alla scadenza, il rimborso è indicizzato… al risultato del lancio della moneta. Se viene testa rimborsiamo il 108%, se viene croce restituiamo il capitale investito.Siamo evidentemente nella situazione descritta in precedenza. Ma attenzione alla “illusione ottica”: se viene croce, l’investitore perde? O meglio, “sente” di perdere? La risposta è: no. Perché il rimborso del capitale non è vissuto come perdita (del capitale).

Primo problema: non sempre l’investitore è in grado di fare confronti finanziariamente corretti. Nel caso della “strutturata” ora proposta, quello che conta è il confronto con il rendimento certo (nella nostra ipotesi, 5%). Quindi la strutturata rende meno del rendimento privo di rischio e dovrebbe essere scartata. Ma se essa viene descritta come “opportunità di guadagnare l’8% senza rischiare il capitale”, l’investitore può essere facilmente confuso. Egli si àncora all’8%, lo confronta con il 5% e giunge alla immediata conclusione che 8 è maggiore di 5. Insomma il problema consiste nella “emotiva” definizione di rischio (non perdo il capitale), rispetto alla “razionale” definizione di rischio (confronto con il rendimento medio atteso, volatilità dei risultati positivi e negativi). Quindi, siamo tutti avversi al rischio … ma alle volte ci troviamo a “giocare” con i nostri soldi, senza volerlo. Il rendimento atteso non esiste, la garanzia del capitale sì Mi fermo un attimo su due problemi che la nostra mente deve affrontare nell’esempio, scontato e banale, che ho proposto: innanzi tutto, chiediamo all’investitore di percepire il concetto di rendimento atteso. Il rendimento atteso, nel nostro gioco del 10% o 0% è un valore che l’investitore non vedrà mai. Mai.
Non c’è niente da fare. O prende 10 o non prende alcunché. E, infatti, se viene 10 sarà portato a giocare di nuovo; se viene 0, deluso, cambia gioco. Il rendimento atteso non esiste. Il secondo problema è più sottile. Quando proponiamo il gioco, noi diamo per scontato che chi promette il rendimento certo, il 10 o il mero rimborso del capitale sia solvibile. Banale? Mica tanto. Ecco, spesso l’investitore non “vede” questo rischio, anche se è presente. O, se riesce ad intuirlo, trova immediatamente una soluzione emotiva convincente. La domanda sarà: “È garantito?”. La risposta dell’emittente: “Sì, garantisco io!”. Vi sembra una risposta ridicola. A noi tecnici viene subito in mente il rating dell’emittente. Vi propongo allora questa riflessione: quando l’investitore chiede alla banca emittente di un’obbligazione se il rimborso è garantito, la risposta è appunto: “Garantisco io”. Ossia il messaggio è: esiste qualcuno che si assume l’onere di garantire il rimborso.

E lo dice in modo esplicito. Se ne assume la responsabilità. Quando l’investitore viene invitato ad investire in un fondo comune di investimento diversificato in centinaia di emittenti diversi, alla domanda se il rimborso è “garantito”, la risposta del consulente è (ovviamente, vien da dire): “No!”. Ossia il messaggio è: caro investitore, sono fatti tuoi, io non garantisco nulla.
Quale delle due situazioni verrà percepita come maggiormente rischiosa?
Quale delle due situazioni è la più rischiosa per l’investitore?
Ancorarsi alla promessa esplicita da parte di qualcuno che conosciamo, ci consente di prendere una decisione. L’assenza di un ancoraggio ci genera inquietudine. Se il consulente, alla richiesta (del tutto ovvia e scontata) di recupero del capitale, risponde “dipende”, genera incertezza, senso di vuoto. Ciò che oggettivamente buono diviene soggettivamente cattivo. Ora, è ovvio che ciò che ha un rendimento positivo fornisce certamente la garanzia del capitale investito (almeno in termini nominali). Già, ma il rendimento atteso non esiste…


Aggiungi commento


Codice di sicurezza
Aggiorna


Demo