Elezioni in Italia: tendenze populiste

 

I risultati delle elezioni in Italia indicano un parlamento senza maggioranza, in quanto nessun partito o coalizione ha ottenuto i voti necessari per formare un governo. D’altro canto, se la marcata avanzata dei partiti populisti complica lo scenario politico italiano, la situazione in Europa viene bilanciata dalla formazione di un nuovo governo in Germania. Vediamo la possibilità di pressione sui titoli governativi italiani e sui periferici dell’Eurozona ma non vediamo questo contesto come un quadro negativo prolungato per l’euro e i titoli azionari europei. La Lega si profila come la prima forza della coalizione di centrodestra, lasciandosi alle spalle Forza Italia, il partito di Silvio Berlusconi. Il risultato ottenuto dal Movimento 5 Stelle ha superato le previsioni, rendendo di fatto il partito antiistituzioni il perno intorno a cui dovrà ruotare ogni tipo di possibile governo. Tuttavia nessuno dei partiti ha fatto una campagna anti-euro, focalizzandosi maggiormente su tematiche interne.

La sconfitta del partito Fronte Nazionale di Marine Le Pen in Francia lo scorso anno ha spinto anche i partiti euro scettici a moderare i toni circa la dialettica anti-euro. Il pensiero anti-europeista è stato decisamente assente nella campagna elettorale. Crediamo che il Movimento 5 Stelle difficilmente si alleerà con la Lega per formare un governo. L’ambizione della Lega è quella di guidare la coalizione di centrodestra invece che diventare un alleato di minoranza in un’unione instabile con il Movimento 5 Stelle. D’altra parte, un Movimento 5 Stelle sempre più popolare potrebbe spingere la coalizione di centrosinistra a trovare un accordo. Il nuovo parlamento deve essere riunito entro il 23 marzo, tuttavia le negoziazioni probabilmente si trascineranno oltre quella data. Il clamore politico è destinato a rimanere alto fino a che non emergerà una coalizione sostenibile. Allo stesso tempo, eventuali criticità di breve termine, sembrano essere attenuate da un’economia italiana più sana. Sembra ancora ragionevole la stima che prevede una crescita del PIL reale dell’1,5% per il 2018-2019, anche se l’incertezza politica potrebbe rappresentare un ostacolo. Il rapporto debito/PIL dovrebbe iniziare a ridursi da quest'anno. Il settore bancario italiano sembra aver fatto progressi nell’affrontare il tema dei grandi prestiti in sofferenza. Vediamo una maggiore probabilità di nuove elezioni dopo l’estate.

Qualsiasi governo che coinvolga Lega o Movimento 5 Stelle porterà probabilmente a un rapporto conflittuale con l’Unione Europea, in particolare sui temi legati all’immigrazione, mentre ridimensionerebbe parzialmente la prudenza fiscale e le riforme economiche. Il nuovo governo tedesco fa ben sperare però verso un rinnovato slancio a favore di una maggiore integrazione a livello europeo. Domenica, il partito socialdemocratico (SPD) ha votato a favore di una coalizione. Al movimento pro Europa SPD andranno i ministeri delle Finanze e degli Affari Esteri. Questo contesto dovrebbe spingere il clima di fiducia delle aziende e fornire più confidenza alla Banca Centrale Europea riguardo crescita e previsioni di inflazione.

Nel frattempo, si avvicina la riunione del Consiglio europeo il 22-23 marzo a Bruxelles, data chiave sul calendario della Brexit. Le aspettative circa il raggiungimento di un accordo di transizione che eviterebbe una Brexit più drastica a marzo 2019 sono elevate, specialmente nel Regno Unito. Il raggiungimento di tale compromesso è tutt’altro che scontato, e intravediamo una certa volatilità attorno agli asset sensibili alla Brexit - specialmente la sterlina - mano a mano che ci avviciniamo alla data fissata. La chiarezza circa un accordo di transizione è fondamentale per le imprese che devono definire piani di emergenza alternativi. Le questioni legate al confine irlandese sembrano invece destinate a decadere al di là di qualsiasi accordo di transizione.


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