Dopo cinque anni aumentano le Piccole Medio Imprese (PMI)

La crisi che ha colpito l’economia mondiale dalla seconda metà del 2008 ha avuto come sappiamo bene pesanti impatti sul nostro Paese e sul sistema delle PMI. La combinazione di credit crunch (stretta del credito) e stagnazione della domanda ha infatti avviato un processo di selezione che ha ridotto il numerodi PMI di quasi il 10%, da 150 mila unità del 2009 a 136 mila del 2014.

L’emorragia di PMI era stata particolarmente violenta nel 2012 e nel 2013, per ridursi fino a quasi interrompersi nel 2014 (-0,7%). Nel 2015 la tendenza si è finalmente invertita, con una crescita di circa 500 società che ha riportato il numero di PMI a quota 137 mila (+0,4%). È l’effetto di un saldo positivo tra PMI nate e aziende che hanno lasciato il mercato e del saldo nullo tra PMI che hanno ridotto la propria scala fino a diventare microimprese e società che hanno percorso il sentiero inverso.

Cosa manca per il salto di qualità?

Anche secondo il “Rapporto 2016" a cura del Censis, le PMI si confermano il driver della ripresa del Paese, ma per la loro crescita effettiva restano ancora almeno due importanti gap da colmare. Secondo il report le piccole e medie imprese siì confermano l’entità maggiormente in grado di reagire agli stimoli del cambiamento, tuttavia esse soffrono ancora di un divario tecnologico importante, aggravato dalla scarsa fiducia riposta dai loro dipendenti e più in generale dalla popolazione italiana delle nuove3 tecnologie. Solo il 14,2% degli italiani infatti, ritiene che le innovazioni dell’ultimo ventennio abbiano avuto effetti positivi sul mondo produttivo mentre il 31,6% pensa che si stiano aprendo scenari occupazionali in ambiti nuovi e fino a ora inesplorati. Secondo un’analisi di Microsoft e Ipsos Mori, “Pmi e nuove tecnologie: il valore dei dati”, le piccole e medie imprese che traineranno la crescita del Paese saranno, invece, proprio quelle dotate di competenze e tecnologie utili per leggere il contesto nel quale sono inserite. Questa capacità influirà positivamente sulla loro capacità di testare nuovi prodotti o servizi e di avere successo anche nei mercati esteri, rispetto alle imprese concorrenti che ritarderanno il processo di innovazione interna.Il Rapporto conferma inoltre la debolezza del supporto fornito da governo, banche e investitori nel sostenere efficacemente lo sviluppo delle PMI. Per l’11,6% degli intervistati l’innovazione nel Paese è frutto di iniziative sporadiche, casuali e personali. Un’indicazione che risulta importante alla luce della perdurante contrazione del credito bancario verso le PMI e la crescita di nuovi strumenti di finanza alternativa che possono sostituirsi al tradizionale circuito del credito e diventare un’importante fonte di liquidità immediata per sostenere le spesecorrenti e di sviluppo delle imprese.


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